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« کنفرانس دوم دوربان را تحریم کنید
Contre la conférence de suivi de l’ONU à Durban! »

Contro il ripetersi della Conferenza dell’ONU tenutasi a Durban!

29 July 2008 by Boycott Durban 2!

Sette anni fa si svolgeva a Durban, nel Sudafrica, la terza Conferenza delle Nazioni Unite “contro il razzismo”. Molto presto questa Conferenza si è letteralmente trasformata in un Tribunale contro il diritto all’esistenza di Israele, e per la difesa dei Regimi dittatoriali. In aprile 2009 le Nazioni Unite prevedono una “Ripetizione della Conferenza di Durban”. Lo scrittore francesce Pascal Bruckner ha recentemente lanciato un appello per il boicottaggio di questa Conferenza.

I sottoscritti – giornalisti, scrittori, scienziati e artisti – si uniscono all’appello di Bruckner. Chiediamo agli Stati dell’Unione Europea e a quelli europei, di boicottare la Conferenza “Durban II”, e di fare pressione per una riforma complessiva del Concilio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.


Chiunque altro desideri firmare la petizione seguente è sentitamente invitato a farlo. Inviateci un’E-mail con il vostro nome completo, la professione che esercitate e la vostra Città di residenza a:
boycottdurban2@yahoo.de. La vostra firma verrà poi pubblicata su questa pagina.


APPELLO:
BOICOTTARE DURBAN 2!


Nel 2001 si è tenuta a Durban la Conferenza “contro il razzismo”, che aveva per obiettivo il riconoscimento dei crimini legati alla Schiavitù e al Colonialismo.
Programma della Conferenza: pentimento delle antiche potenze imperiali, e accellerazione del dialogo pacificatorio fra diverse culture, come pure accettazione dei diversi usi e costumi. Era l’intera umanità che, attraverso questa Conferenza voleva guardare in faccia alla propria Storia e non commettere più gli errori del passato.

Ma questa bella intenzione è presto degenerata in un un’inflazione del vittimismo verso le Organizzazioni Non Governative israeliane, e verso gli ebrei in generale, che sono stati quasi linciati. La volontà di guarire le ferite del passato e quella di elaborare delle nuove norme in materia dei Diritti dell’Uomo, sull’esempio di quanto accaduto presso l’OMC e il FMI, sono state cancellate dal trambusto generato dagli attentati dell’11 settembre, avvenuti qualche giorno dopo la Conferenza.

Ferite aperte, conflitti amplificati, e “Durban I” diventa un’arena in cui la gente si scontra verbalmente, e questo a dispetto di quanto voluto dai suoi ideatori. Il 31 agosto 2001 Kofi Annan aveva detto che “le vittime chiedono giustizia attraverso i loro discendenti”, cosa che suona più come desiderio di vendetta che come desiderio di riappacificazione. I Delegati, e precisamente quelli del mondo arabo-islamico, supportano il tono e, a fianco dei colleghi africani, trasformano la Conferenza in una “rivincita Terzomondista”. L’Occidente votato ai genocidi per natura, deve riconoscere i suoi crimini, chiedere perdono e pagare delle penalità simboliche e finanziarie ai vecchi popoli dominati. La collera sale, attizzata dalle immagini di repressione della seconda Intifada, portata avanti da Tsahal.

Si denuncia senza contegno il Sionismo, forma contemporanea di Nazismo e di Apartheid, e pure la “ferocia bianca”, che ha prodotto degli “olocausti multipli, fra cui la Tratta negriera, lo Schiavismo e il Colonialismo in Africa”. Israele deve sparire, i suoi dirigenti devono essere giudicati da un Tribunale Penale Internazionale simile a quello di Norimberga. Questo provoca dei concorrenti in vittimismo: le Organizzazioni Non Governative esigono che la Tratta venga riconosciuta come genocidio, e che le vittime ricevano indennizzi pari a quelli ricevuti dagli ebrei dalla Germania del dopo-Guerra. Circolano caricature anti-semite e delle copie del Mein Kampf, assieme a quelle dei Saggi di Sion. Sotto una foto di Hitler una scritta dice che se avesse vinto, Israele non sarebbe mai esistito, e che il sangue palestinese non sarebbe mai stato versato. Dei Delegati vengono minacciati fisicamente, e si chiede pubblicamente la morte degli ebrei. La sceneggiata raggiunge il culmine quando il Ministro di Giustizia sudanese, Ali Mohamed Osmar Yasin chiede degli indennizzi per la Schiavitù, proprio mentre il suo Paese la pratica ancora senza alcun pudore. È come se un cannibale difendesse il vegetarianesimo, oppure Attila inventasse il Premio Nobel per la Pace.

Si pensava che questa triste commedia avrebbe generato delle riflessioni in seno all’ONU, il quale non avrebbe mai più ripetuto un simile Incontro. Ma non si è tenuto conto dei dittatori e fondamentalisti che hanno trasformato l’ONU in una rampa di lancio per le loro rivendicazioni. Per l’anno 2009, è prevista infatti un’altra Conferenza, che sarà una replica della prima.

Da sei anni, i Rapporti e i Progetti si moltiplicano, e lasciano presagire il peggio. Il 14 settembre 2007, alle Nazioni Unite di Ginevra, Doudou Diène, portavoce attuale delle “forme di razzismo contemporanee”, dice che dall’11 settembre 2001 l’Occidente promuove delle forme sornione di islamofobia, che è una forma di razzismo, pari a quella esistente agli albori delle relazioni fra Islam e Cristianità, e meglio a quella esistente durante le Crociate e la Reconquista spagnola. Tien conto anche dell’anti-semitismo, della cristianofobia e altre forme di discriminazione religiosa (verso Induismo, Buddhismo, Sincretismi, …), ma la sua attenzione si focalizza sul “razzismo anti-islamico”. Ovunque, dall’Europa agli Stati Uniti, gli intellettuali e i politici nutrirebbero tutta una serie di risentimenti verso la religione del Profeta.

E peggio: il principio di Laicità, così come difeso dalla Francia con “il divieto di segni religiosi ostentati nella scuola pubblica”, e dall’Inghilterra con “la minaccia di divieto del burka negli spazi pubblici”, e qualsiasi “dichiarazione che stigmatizzi il velo o il burka”, sono rivelatori d’intolleranza. Doudou Diène nega che “la Laicità abbia condotto ad un’analisi critica del Credo religioso”. Dice che l’approcio “secolare e dogmatico” è utilizzato per “manipolare la Libertà di Religione”. Non è sorprendente, secondo lui, che l’Occidente “pilastro dello Schiavismo e del Colonialismo” sia la rampa di lancio di una “Campagna denigratoria sistematica contro gli intellettuali islamici” (pensa soprattutto a Tariq Ramadan), e riprende un termine caro a Samuel Hunttigton, parlando di “scontro di Civiltà”.

Quanto alle persecuzioni di cui sono vittime le minoranze cristiane in Oriente, in Africa o in India, secondo lui sono la sfortunata conseguenza del proselitismo dei gruppi evangelici nord-americani, che fanno pagare la loro bigotteria ai loro correligionari. In breve, ogni critica al Dogma, ogni rimessa in questione della Credenza religiosa dovrebbe, secondo Doudou Diène, essere assimilata ad un insulto razzista, il quale deve essere sanzionato! Gesù, Mosè, Mohammad, Buddha, Confucio, diventano così delle icone intoccabili davanti alle quali qualsiasi attacco diventa un crimine sanzionabile. A quanto la reintroduzione del Delitto di blasfemia, degno dell’antico Regime, chiesto dagli integralisti dei tre Monosteismi?

Nessuna meraviglia che questo approcio sia sostenuto dall’Organizzazione della Conferenza Islamica e dalla maggioranza dei Paesi del Movimento dei Non Allineati, fra i quali le Democrazie si contano sulle dita di una mano. Doudou Diène si guarda bene dal criticare i Regimi autoritari d’Asia, Africa o America Latina; egli riserva le sue frecce solo alle nazioni d’Europa e dell’America del Nord, accusate di fomentare dei veri “pogroms” contro le minoranze. Non ci si meraviglia di sapere che, ad aprile 2007, l’Iran è stato eletto Vice-presidente e la Siria Portavoce della Commissione per il Disarmo. Tutto questo sembrerebbe uno scherzo, ma invece è tragicamente reale!

In breve, il concetto di “anti-razzismo” è diventato, in seno all’ONU, l’arma dei Movimenti totalitari che lo usano a loro profitto. Le note Dittature o Semi-dittature (come Libia, Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Algeria, Cuba, Venezuela, …) si appropriano del linguaggio democratico, strumentalizzano le norme giuridiche per ritorcerle contro le Democrazie, e non si rimettono mai in questione. Una Nuova Inquisizione si sta realizzando, la quale “bandisce ogni diffamazione della Religione”, per impedire qualsiasi esame della propria Fede, in modo particolare in Terra islamica, proprio nel momento in cui milioni di islamici, soprattutto in Europa, anelano all’emancipazione dalla bigotteria e dall’integralismo islamici. Ribaltamento dei Valori: l’”anti-razzismo” brandito dai despoti è messo al servizio dell’Oscurantismo e della Discriminazione verso la donna. Serve a giustificare ciò che si è cercato di combattere: l’oppressione, i pregiudizi, l’inuguaglianza.

L’ONU diventa, nelle mani di queste Lobbies fortemente organizzate, uno strumento di regressione internazionale, benché fosse stato creato per promuovere i Diritti, la Pace e la Dignità umana.

Davanti a questa buffonata annunciata, la Francia e l’Europa hanno una chiara reazione: il boicottaggio. Cosa già fatta dal Canada. Forse bisognerà pensare a sciogliere la Commissione per i Diritti Umani, oppure ammettervi soltanto i Paesi che sono veramente democratici. Non è più tollerabile che nell’anno 2008, come negli anni Trenta, gli unici Regimi che rispettano il Diritto, il Multipartitismo, la Libertà d’Opinione e d’Espressione, siano mandati davanti al Tribunale della Storia, da parte di Lobbies di fanatici e di tiranni.


Prime firme:

  1. Sharon Adler; Editor-in-chief AVIVA-Berlin and photographer, Berlin, Germany
  2. Nasrin Amirsedghi; Publicist, Mainz, Germany
  3. Seyran Ates; Lawyer and author, Berlin, Germany
  4. Prof. Russell A. Berman; Stanford University, Editor Telos, USA
  5. Prof. Pierre Birnbaum; University Paris I, France
  6. Pascal Bruckner; Novelist and essayist, France
  7. Paulo Casaca; Politician and Member of European Parliament, Portugal
  8. Thierry Chervel; Journalist, Berlin, Germany
  9. Nina Farhi; Psychoanalyst, London, Great Britain
  10. Moris Farhi; Writer, London, Great Britain
  11. Alex Feuerherdt; Journalist, Bonn, Germany
  12. Dr. Ralph Giordano; Journalist and author, Cologne, Germany
  13. Gabi Gleichmann; Essayist and writer, Norway
  14. Lars Gustafsson; Poet, philosoph, romancier, and the former Editor-in-chief Bonniers litterära Magasin, Sweden
  15. Gabriel Heimler; Artist, Berlin, Germany
  16. Prof. Jeffrey Herf; University of Maryland, USA
  17. Katharina Höftmann; Student of psychology, Berlin, Germany
  18. Dr. Martin Jander; Historian, journalist, Germany
  19. Britta Jürgs; Publisher AVIVA publishing house, Berlin, Germany
  20. Dr. Necla Kelek; Sociologist and author, Berlin, Germany
  21. Dr. Michael Kreutz; Orientalist, Erfurt and Bochum, Germany
  22. Jonathan Kriener; Orientalist, Bochum, Germany
  23. Dr. Matthias Küntzel; Author and Board member Scholars for Peace in the Middle East (German Chapter), Hamburg, Germany
  24. Prof. Dr. h.c. Arno Lustiger; Historiker, Autor, Frankfurt am Main, Deutschland
  25. Prof. Benny Morris; Ben Gurion University, Beer Sheva, Israel
  26. Thomas von der Osten-Sacken; Author and Head of Mission of Wadi in Iraq, Frankfurt/Main, Germany
  27. Dr. Diethard Pallaschke; University of Karlsruhe and Board member Scholars for Peace in the Middle East (German Chapter), Germany
  28. Dr. Mahmoud Rambod; Historian and sociologist, Bochum, Germany
  29. Peter Schneider; Writer, Berlin, Germany
  30. Saul Singer; Journalist Jerusalem Post and author, Tel Aviv, Israel
  31. Sacha Stawski; Honestly Concerned e.V. and Coordinating Council of German NGOs against anti-Semitism, Frankfurt/Main, Germany
  32. Dr. Sylke Tempel; Journalist and publicist, Berlin, Germany
  33. Benjamin Weinthal; Journalist (Haaretz/Jerusalem Post), Berlin, Germany
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